in Fedora

Fedora Core 6, prime impressioni

Se ho fatto passare 11 giorni prima di aggiornare wordpress (solitamente lo faccio nell’istante in cui il team di wordpressi-Italia rilascia la sua versione), ho fatto passare anche più tempo per provare la nuova Fedora Core 6 sul mio laptop. Ma adesso ci siamo !

Acer Travelmate 803LMi
piattaforma Intel Centrino = Pentium M @1,6GHz + 855PM chipset + PRO/Wireless 2100
ATI Radeon 9000 Mobile con 64MB di RAM dedicata
2GB di RAM di sistema
hard disk Toshiba da 80GB
masterizzatore interno LG GWA-4082N dvd+/-r,RW,DL

Questa macchina è stata introdotta sul mercato nel febbraio/marzo 2003 e in questi anni ho aggiornato le sue componenti prendendo sempre hardware standard per cui ormai è pienamente supportato da qualsiasi distribuzione Linux (anche se il lettore di smart-card non l’ho mai usato, neanche con Windoze, e non so se sia riconosciuto).

Detto ciò installare Fedora (e ogni altra distro) sulla macchina è solo questione di scelte in fase di partizionamento e selezione dei pacchetti base con cui partire. Quando poi si usano tool stra-collaudati come anaconda si sta tranquilli che tutto funzionerà al meglio.

Questa versione continua nella direzione di una “velocizzazione” del sistema che risulta sempre più scattante e agile dei precedenti (si, avevo anche prima i 2GB di RAM). Finalmente vedo tutti gli effettini 3D introdotti dai vari XGL e affini senza che abbia dovuto far altro che attivarli e senza installare driver proprietari. Yum è stato ancora velocizzato ed ora mi pare veloce quanto apt-get su un sistema Ubuntu (sarà  che i mirror di quest’ultima sono sovraccarichi dal rilascio della 6.10 ?).

Infine abbiamo un nuovo wallpaper di default (abbastanza personale rispetto alla media dei SO) e una schermata di login via GDM ad esso ispirata e molto elegante.

Per il resto, per quello che riguarda il mio tipico utilizzo del portatile, non trovo alcuna variazione degna di nota. Passiamo quindi ad un piccolo elenco delle cose “andate storte” in queste 24 d’uso continuato.

Puplet, l’icona

Qualche tempo fa vi ho parlato di questa applet del pannelo di Gnome che ci avvisa quando sono disponibili degli aggiornamenti software e di come il team Artwork ci stesse lavorando. Ecco come appare oggi:

FC6 security updates applet

Come potete verificare l’icona non è cambiata rispetto alla proposta iniziale e le critiche esposte (da me e altri) già quattro mesi fa. A confronto con quella di Ubuntu (che potete vedere in quel post) o quella usata da Novell / openSUSE (che e’ l’icona standard per la funzione aggiornamento dell’iconset Tango) è semplicemente penosa. Vedere per credere.

Yum Extender

Anche yumex è una vecchia conoscenza nostra e di tutti gli utenti Fedora/Centos/RedHat. Su FC6 ci mostra un’interfaccia rinnovata e delle modalità di utilizzo diverse a seconda delle opzioni scelte quando lo andiamo a lanciare (purtroppo le opzioni hanno una descrizione un po’ criptica). Inoltre beneficia grandemente della velocizzazione di yum cui ho accennato.

yumex annoyance

Questa volta la “rogna” è costituita dal fatto che la finestra appare con le barre di trascinamento e dei comandi completamente sotto il pannello superiore. L’unica maniera per riprenderne il controllo e’ massimizzarla tramite l’opzione visualizzare nel pannello inferiore e quindi “trascinare con forza” la finestra verso il basso in maniera da “staccarla” e averla dunque di dimensioni e in posizione normali.

Infine per 4 volte si è fermata al raggiungimento del 100% del task assegnato senza poi restituirmi il controllo.

Sospensione

OK, possiamo dire che funziona … ma nulla di più. Quando abbasso lo schermo del portatile questo comincia la procedura di sleep e raggiunge quello stato. Il problema nasce quando si riapre il portatile e nulla accade, bisogna cliccare un tasto per risvegliarlo. Ed il risveglio dura almeno 4 o 5 volte il tempo necessario al mio Macbook, diventanto così un po’ scomodo. Ancora, il server X accusa dei problemi perchè comincia a restituire delle immagini con degli artefatti come si può vedere dall’ immagine:

X annoyances

(ovviamente per vederle a piena risoluzione basta cliccarci su)

Interfaccia Utente

Come – tristemente – solito la struttura dei menù è confusa e tende a disorientare l’utente alle prime armi. La situazione peggiora drasticamente quando andiamo ad aggiungere applicazioni e applicazioni, magari pescando dagli altri ambienti (KDE in primis). Il numero di voci in ciascun sottomenu’ aumenta in maniera impressionante e la confusione regna sovrana. OK, ci sono alacarte e kde-menu a disposizione, ma bisogna saperlo e non sempre essi risolvono brillantemente la situazione.

La procedura di shutdown è ancora testuale, mi chiedo che senso abbia sforzarsi di avere una fase di boot-up e una schermata di login elegante e funzionale e poi lasciarsi il “culo” scoperto.

Se avete provato una Ubuntu recente avrete notato l’effetto di “fading” e messa in evidenza della finestra di inserimento della password amministrativa quando essa viene resa necessaria. E ci sono tutta una serie di animazioni accessorie che ci fanno vedere come in Ubuntu siano attenti a queste “pochezze” che però colpiscono l’utente e ne migliorano l’esperienza. Beh, per Fedora sono tutte inutili e quindi scordatevele (o, alternativamente, se ne siete in grado e avete tempo da perderci potreste cercare i modi di abilitarli, ma diciamo che uno il pc lo deve usare non configurare in eterno).

E concludo con la mancanza sciocca di un unico tasto per la gestione della sessione utente. Su Fedora possiamo aggiungere un insieme di icone al pannello, ciascuna per amministrare un aspetto della nostra sessione di lavoro: blocco monitor, logoff, spegnimento. Avere un unico tasto che poi presenti una finestella con le varie opzioni pare un gesto inconsulto, altre distribuzioni lo fanno. E come non spendere due parole per la funzione di switch veloce tra gli utenti di una singola postazione ? E’ un pericolosissimo modo di comportasi dai bachi noti e segnalati, ma evidentemente non è una feature su cui perdere del tempo. Strano che ancora una volta altre distribuzioni lo abbiano in funzioni e DoS di massa non sono ancora avvenuti a causa sua.

Conclusioni

Si evincerà quindi il mio disappunto.
Avere degli effetti 3D carini “fuori dalla scatola” – si, ok … devi sapere che ci sono e dove si accendono e non è poco – mi pare che non sia un grande punto di forza per una distribuzione mainstream. Spesso nelle liste e blog di sviluppatori Fedora si è preso in giro la dicitura “Linux for human beings”, ma mi pare chiaro che non si rendano conto di come sapere eseguire tutta una serie di operazioni sia alieno e non interessante per la maggior parte del 20% degli esseri viventi così fortunati da preoccuparsi di come si usa un computer.

Spero davvero che in vista della settima release i team artwork e desktop di Fedora indirizzino i loro sforzi a migliorare (mi pare di aver elencato cose semplici da ottenere) cio’ che viene chiamata la user experience della loro distribuzione, altrimenti resteranno ancora nella loro nicchia di distribuzione adatta agli smanettatori. E gli smanettatori veri sappiamo che usano Debian e non hanno bisogno di parenti poveri di una distribuzione commerciale.

:-/

  1. Sempre per la serie “problemi” ho scaricato e installato Flock per la Fedora, ho dovuto spegnere SElinux per farlo funzionare, altrimenti anche con l’impostazione permissive non ne permetteva l’avvio.

    La scelta di avere attiva la tecnologia SElinux e cosi’ mandare allo sbaraglio un sacco di persone (anche appena svezzate nei confronti di Linux) ritengo sia un’altro segno della disattenzione del team di sviluppo centrale verso la base d’utenza.

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