in Pensieri 💭

Belli fuori, marci dentro.

Oggi ascoltavo un dialogo tra infermiere dove si parlava di nipoti, della propria età e del confronto che entrambe si erano ritrovate a fare nei confronti della propria madre nel momento in cui erano diventate nonne.

Sebbene esteticamente entrambe mostrassero un aspetto più giovane, una pelle più liscia e roba così … entrambe si ritrovavano ad ammettere che le proprie madri avessero una forza a loro sconosciuta.

Del resto guardo mia suocera 80 gestire una casa non piccola, con un bel terrazzo con varie piante, al primo piano di un palazzo storico e mi chiedo dove trovi la grinta necessaria. Io, per fare solo la scala, ho bisogno di una o due pause “quando sto bene”.

Che me ne faccio quindi dei commenti di alcune persone che mi dicono non mostrare affatto i miei anni?

Quanti di noi hanno acciacchi sconosciuti ai nostri genitori alla nostra età?

Belli fuori, marci dentro.

  1. Ammetto di aver fatto anch’io questo paragone generazionale. Si vede che siamo fatti di una pasta diversa rispetto a loro, ma non capisco il perché.

    • Perché ci siamo nutriti di schifezze (e lo facciano ancora vedi le micro plastiche che aumentano nel cibo) e abbiamo respirato aria peggiore…

      • Vero, non ci avevo pensato. Qui in America, moltissimi ragazzi dell’età delle nostre figlie hanno allergie di tutti i tipi, tant’è che a scuola devono mangiare in una zona a parte della mensa. Per non parlare delle allergie al polline, che colpiscono un sacco di miei coetanei qui. Il problema delle microplastiche è che sono impossibili da evitare: dall’acqua imbottigliata (che è pur sempre meglio di quella di rubinetto che passa attraverso tubature vecchie di un secolo) al pesce, non si scappa. E le cose potranno solo peggiorare. Allora forse ben venga questa terza guerra mondiale, così ci togliamo il pensiero, invece di essere “bolliti lentamente” in questo calderone appestato che abbiamo creato.

    • Ancora, abbiamo costruito case e scuole usando materiali cancerogeni (vedi amianto). Mi hai ricordato che qualche anno fa ho partecipato ad uno studio del Policlinico sulla popolazione della mia fascia di età che ha vissuto i primi 10 anni di vita in una certa zona della Puglia. Immagina la Fibronit a Bari o l’ILVA (a Taranto e nelle altre parti dove era presente)

      • Ah si si. Pensa che nella zona della Sicilia dove sono cresciuto c’erano le cosiddette vasche, dei recipienti sulle terrazze (quindi esposti alle intemperie di tutti i tipi) dove conservare l’acqua distribuita dal comune in certe ore del giorno o della notte. Indovina di cosa erano fatti quei recipienti? Eternit. E noi a bere e cucinare quell’acqua, vabbé. Qui in America usavano Eternit non solo per le tegole, ma anche per le facciate delle case, figurati. Casa nostra aveva la facciata di Eternit, e per non rimuoverlo (che costa una cosa esagerata) i proprietari precedenti l’hanno coperto con uno strato di vinile.

  2. Credo c’entrino molti fattori, riuscire a sintetizzarli tutti è complesso e onestamente non ne sarei in grado. Probabilmente, la cosa che più facilmente mi viene da dire, è che l’approccio alla vita, alle difficoltà della vita, e quindi anche agli acciacchi e alla fisicità con cui una persona degli anni 40 sia abituata ad affrontare la vita, è evidentemente assai diverso da chi è nato dalla fine dei ‘70 in poi, dove le comodità (la modernità) ci hanno abituati a un modo diverso di gestire il rapporto con il movimento e la mobilità, e di conseguenza con la resistenza e lo sforzo. Poi, ovviamente, c’è l’ostinazione e l’impegno, pure, che son cambiati, ma forse è più una cosa soggettiva.

    • Senz’altro la capacità di sacrificio si è andata via via diluendo nelle generazioni, anche se vedo già con la ns dei nati negli anni ’70 un ritorno a dei livelli non banali.

      Il punto del discorso, però, era quello di cui discutevo con Camu … dove un certo numero di malattie aumenta sia in % che in fasce d’età che prima erano quasi ‘illese‘. O forse ora ne parliamo di più…

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