in blogosfera

categorie e tag servono per un blog personale?

Attenendomi alla Betteridge’s law of headlines la risposta è un secco no.
Ogni qual volta un titolo di giornale pone una domanda al suo lettore, immancabilmente il no sembra essere la risposta giusta, senza perdere neanche tanto tempo a pensarci su.

Eppure.

Eppure in questo caso la mia risposta è meno secca. Meno certa. Discutevo via email con Manuel qualche settimana fa su come io utilizzi spesso le categorie (o i tag) che un autore a me sconosciuto propone nel suo sito personale (blog, se vogliamo) per approfondire articoli o aspetti che trovo ben discussi e argomentati nell’articolo che me lo ha fatto scoprire.
Solo se l’autore si rivela una persona di “spirito’ incomincio a curiosare in altre categorie, magari più personali, e alla fine decido se aggiungerlo o meno alla lista di feed RSS che seguo.

Ma forse questo mio modo di procedere è frutto di una mia forma mentis non più … contemporanea? al passo con i tempi? Sono così tanto figlio dello scorso millenio?

Un blog come quello di Manuel è polarizzante. Se li vai a visitare o lo ami o lo odi. Tutto è frutto di una precisa “scelta stilistica“. Solo testo, nessun titolo urlato, una navigazione dello storico dei contenuti quasi nascosta. Una parte di me adora questa cifra stilistica. Un’altra parte la soffre – perdonami Manuel – come se fosse una inutile imposizione verso il lettore a seguire uno schema di pensiero, il proprio, che tende ad escludere altre opzioni. Altri modi di navigare i contenuti.

Certo, un sito è personale e ciascuno ci fa quel che gli piace (e ci mancherebbe). E il mio punto qui diventa: cosa provoca il mio fastidio? quanto la mancanza di una tassonomia di navigazione ostacola il mio personale modo di esplorare il web? Devo, o posso, sono in grado, di cambiare questo mio modo di vedere i contenuti sul web?

  1. Non avevo mai riflettuto su questo dettaglio. Per me le categorie sono una cosa “istintiva” che uso per mettere ordine tra i miei pensieri. Ma in fondo, mettendomi nei panni (o nelle scarpe, come direbbero in America) di chi viene sul mio blog, forse ai lettori le categorie interessano un po’ meno, e quello che conta è il post che vengono a leggere?

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