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Accabadora

Stimatissima intellettuale, donna eccezionale a quanto leggo dalla sua biografia, Michela Murgia è stata una delle protagoniste del panorama intellettuale di questi ultimi anni.

Per mia colpa, non conoscevo nulla delle sue opere letterarie e, nel momento della sua morte, mi sono sentito in dovere di omaggiare la sua Opera andando a recuperare qualche suo libro. Mi sono informato un po’ e grazie al consiglio di una amica — grazie @gustomela — la scelta è ricaduta sull’opera Accabadora, edita per i tipi di Einaudi.

Complice un viaggio, ho letto il libro in poche ore. Divorato quasi. Gustandomi un linguaggio ed un uso degli aggettivi ricco ed inusuale, che davano sapore alla lettura come da tanto tempo non mi capitava di avere.

Ho trovato come “difetto narrativo” solo la seconda parte del romanzo che ad un certo punto mi è sembrata affrettata, scritta per concludere un percorso iniziato e che si è ritrovato schiacciato dalle esigenze della vita, o editoriali, che un po’ mal si raccorda con la cura ed il dettaglio della prima parte del testo.

Un bel libro, che non posso non consigliare a chi si volesse confrontare con la scrittrice.

Altre note sparse, una copertina con una fotografia bellissima. Un paio di passaggi che mi hanno colpito

Quando si muore per una terra, quella terra diventa per forza la tua. Nessuno muore per una terra che non è la sua, se non è stupido.

O ancora:

“Quindi vivi staccata da tua madre, ma sei sempre sua figlia. È così? Non vivete insieme ma siete madre e figlia”.
Maria tacque, un po’ umiliata, abbassando gli occhi sulle ginocchia per consolarsi con l’abbecedario, dove ogni cosa aveva un suo comodo posto, e solo uno.

Ma ce ne sono diversi altri, lapidari come una fotografia, o più complessi e rivelatori della storia che mi astengo adl riportare. Se lo leggi, o lo hai letto, fammi sapere le tue sensazioni…