People & Blogs n°141

Seguo il blog (e tutti i lavori) di Manuel Moreale (si apre in una nuova scheda) ormai da tantissimo tempo. Stimo il suo approccio al web e al web design, e trovo sempre interessanti le cose che condivide. Fin da subito ho amato il suo progetto editoriale con cui si è proposto l’idea di intervistare persone che bloggavano regolarmente sui propri spazi personali, evitando tutta corrente mainstream di chi sceglieva invece piattaforme social per esprimere il proprio pensiero.

People & Blogs si è così evoluta nel tempo da rubrica editoriale all’interno di un blog personale (cosa che ancora è) in una vera e propria newsletter a cadenza settimanale. Il progetto di Manuel è totalmente nelle mie corde e ho seguito con interesse tutte le interviste, le evoluzioni del progetto e ad un certo punto ho preso coraggio ed educatamente mi sono proposto. Manuel è stato tanto gentile da accettare la mia proposta ed eccoci qui.

Se sei quindi curioso di vedere cosa ho risposto all’intervista, eccoti qui il 141° numero della serie [*]: People & Blog – Nicola Losito (si apre in una nuova scheda)

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[*] credo che pubblicherò una copia dell’intervista prossimamente anche su uno dei miei due spazi, come memoria locale.

Una lista casuale di cose che amo

Nella blogosfera indipendente un’altro dei giochini che va ora di moda è quello di condividere cose di sè. Dopo quello che si ‘odia’, (di cui ho scritto qui) o che non si possiede (che non ho raccontato), è arrivato il turno di condividere qualcosa che si ‘ama’.

Sono cose, ti preannuncio, forse banali. Ma ci sono momenti della vita in cui quello che è banale diventa la cosa più preziosa che hai al mondo e tu non fai che anelare con tutto te stesso per riviverlo. Andiamo.

  • abbracciare mia moglie al mattino
  • svegliare mio figlio al mattino (e godermi l’abbraccio che mi lancia prima che scenda dal letto)
  • ascoltare mia moglie quanto canta serena
  • vedere mio figlio fare le sue cose con piglio sicuro, padrone di se e del mondo
  • prendere in braccio il mio più piccolo e grattargli la pancia mentre mi fa le fusa
  • prendere un caffè e un cornetto in un bar specifico della mia città dopo una passeggiata nel parco per schiarire i pensieri
  • leggere un buon manga o un fumetto
  • ascoltare musica ad alto volume
  • fare una passeggiata in riva al mare quando il vento soffia da nord e ti taglia la faccia
  • vedere le persone creare qualcosa partendo dalle proprie passioni
  • vedere le persone dare il meglio di sé in pubblico

ventitrè

23

Ventitrè anni fa aprivo questo blog. Oggi l’ho trascorso facendo una delle cose che nella vita mi piace di più: stare tra i motori con i ragazzini alla guida che si divertono ed imparano. Al computer praticamente non ci sono stato mai. Scrivo questo post all’ultimo. Giusto perché mi sembrava anche corretto celebrare in qualche modo questo spazio che tante persone belle mi ha fatto conoscere in questi anni.

Un augurio di pace e salute a tutti noi!

Una lista casuale di sciocchezze che odio

Devo dire che in questi ultimi anni di malattia, e dopo il cambiamento un epocale che mi ha visto “tornare alla ribalta (si apre in una nuova scheda)“, sono poche le cose che posso dire di odiare davvero.

Fastidio è la parola più appropriata per descriverle. Fatta questa premessa, proviamo a descriverle.

  • il barista che si dimentica che preferisco l’acqua frizzante
  • il vicino che butta roba riciclabile (organico, carta) nei bidoni dell’indifferenziata
  • le persone che non leggono le istruzioni chiaramente visibili
  • le persone che ti contattano per un aiuto e poi non ti fanno sapere se hanno risolto o meno, o come hanno fatto in caso di successo
  • quelli che pensano di essere gli unici ad avere fretta quando sono in coda
  • quelli che ti inondano di messaggi vocali
  • quelli che non ti dicono mai come stanno, dei loro desideri o progetti, o che parlano sempre (di solito male) di persone che non sono presenti
  • Salvini e chi vota per lui e per il suo partito

la società della comunicazione

❝ … la rete è ancora uno spazio di scrittura, anche se non sembra. In realtà è proprio la difficoltà nel capirsi leggendo e scrivendo che la rende un posto impegnativo, non la tecnica o l’apprendimento degli strumenti.

Abbiamo scoperto di non essere poi così capaci di usare la nostra lingua madre, e non solo in rete: come scrive la sociolinguista e “cittadina del presente” Vera Gheno in Potere alle parole, «la vera libertà di una persona passa dalla conquista delle parole: più siamo competenti nel padroneggiarle, scegliendo quelle adatte al contesto in cui ci troviamo, più sarà completa e soddisfacente la in cui ci troviamo, più sarà completa e soddisfacente la nostra partecipazione alla società della comunicazione».

Il linguaggio che funziona in rete – volendo dare indicazioni concrete – deve essere o un linguaggio estremamente chiaro per tutti, quindi un linguaggio più pulito possibile, più semplice possibile, oppure, all’estremo op-posto, un linguaggio tecnico e preciso, diverso per ogni community, il linguaggio delle passioni, il linguaggio della competenza e delle parole scelte con cura.

Mafe De Baggis

ventuno e non sentirli

Talmente non sentiti che mi è passato completamente di testa, giorni fa, di evidenziare l’occorrenza su queste pagine. Io amo questa forma espressiva, questo poter aprire un editor e scrivere di qualcosa che sento, che mi piace, che mi ha colpito. Mi piace quando qualcuno commenta.

Sui commenti ci sono opinioni discordanti, ma sui commenti sono nate tante amicizie, sintonie, suggerimenti di questo o di quello nel corso di questi ventuno anni. Precludermeli non mi porta nulla, tenerli attivi fino a che i filtri anti-spam reggono non mi costa nulla. Se mi scrivi, ovunque, cerco di risponderti il prima possibile e amen. Scegli tu quale forma ti aggrada.

Gli altri spazi, secondo me siamo in una fase dove sta per arrivare qualcosa di nuovo. Qualcosa che, volendo, ci permetterà di essere ciascuno un mondo a se ma avremo modo di interagire in maniera attiva e cosciente. Se oggi commenti questo post su Mastodon io non lo saprò mai a meno che tu non mi venga a dirmelo. Domani, presto, avremo modo di ottenere “a casa nostra” tutti i segnali che ci riguardano.

Nella mia tesi nel 2005 parlavo di come i dispositivi mobili ponessero in maniera primaria la questione della Presenza sulla rete, sulle reti. Oggi siamo in una fase di spaccatura, dove siamo presenti o assenti su network recintati e non intercomunicabili. Possibile che non ci sia modo di ottenere risconti e confronti sulle varie reti dove ciascuno sceglierà di essere?

Sarà la lasagna alla palermitana che mi fa delirare stasera. Forse ci voleva un po’ di vino e mettersi a nanna. Invece sono qui, a scrivere cazzate sul mio spazio solo per il gusto di farlo. Senza paura di comunicare, come dice una recente amicizia della rete.

Il web di una volta

… era pieno zeppo di siti e blog dove si potevano trovare informazioni, notizie, dettagli, how-to.

Noto che oggi tanti blog, questo compreso, siano più un confessionale dove l’autore critica o commenta la qualunque, prendendosi i suoi spazi ed il suo ritmo. Preferendo questo metodo comunicativo alla partecipazione di massa alla rissa dei social come X, Facebook, TIk Tok, Instagram, etc.

I nuovi spazi (Blueskye, Mastodon) al momento sono ancora spopolati e a meno degli amici che ci si porta dai vecchi giri, è difficile scovare cose nuove… per cui: se devo parlare a pochi, tanto vale farlo a casa mia (penso, così è per me).

Tutto questo mi sta bene, lo apprezzo, lo faccio anche io. Quello che mi manca sono però anche i post dove alcune cose tecniche o procedurali sono spiegate con calma, magari con cognizione e riferimento a testi / materiale informativo, piuttosto che essere sommersi da:

  • siti di consulenti che ti spiegano come diventare ricchi in 10 passi, invitandoti a fare un colloquio con lui. Ma se lui fosse ricco, avendo applicato i suoi stessi consigli, gliene fregherebbe davvero di cosa accade a te?
  • siti dove ogni screenshot e passaggio sono suddivisi in 100 pagine (per aumentare le view), 10000 blocchi, non meno di due o temila pop-up con spot o inviti a sottoscrivere newsletter. Anche loro piene di pubblicità.

Sono ormai pochissimi gli spazi tipo forum, dove almeno un gruppo di persone si parla e confronta costruttivamente su un tema. E temo che questi LLVM non faranno altro che prosciugare l’attuale patrimonio di spazi come StackExchange, senza aggiungere niente di nuovo.

Ti prego, portami alla vista esempi virtuosi. Da parte mia posso dirti che quando mi capiterà, cercherò di spiegare bene qualcosa di tecnico, ma al momento la vita mi sta dando solo lezioni di se stessa…

manutenzione in corso, ep.2

Alla fine mi sono deciso ed ho importato tutti i post scritti nel mio sito nomecognome.it lasciandolo come “landing page” per gli aspetti professionali della mia vita.

Questo ha comportato l’arrivo di nuove categorie di post ed anche comprovare l’inutilità di alcune pagine presenti da tempo. È attualmente in corso un remix di queste categorie ed il cambio di appartenenza di alcuni post scritti negli anni su queste pagine.

Mi sembra di curare un bonsai, lentamente e osservando la crescita a ritmi alterni di questo spazio. Ormai siamo alle soglie del 21° compleanno di questo blog e mi pare corretto rendere giustizia e dare coerenza a quanto pubblicato.

il ritorno del solito dubbio

Sono in quel periodo in cui ripenso a come, e se, razionalizzare le cose scritte in giro per il web. Sono tentato di riportare qui le cose scritte per il sito “di lavoro” e in un sito dove mi sono sfogato un po’ nello scorso anno. Lasciando quest’ultimo come spazio dove effetturare micro-blog, sparare ogni cazzata che mi viene in mente, quasi senza filtro. Vediamo come mi gira…

update: per il momento ho importato i post del sito nomecognome.it. Il resto vediamo più avanti

categorie e tag servono per un blog personale?

Attenendomi alla Betteridge’s law of headlines (si apre in una nuova scheda) la risposta è un secco no.
Ogni qual volta un titolo di giornale pone una domanda al suo lettore, immancabilmente il no sembra essere la risposta giusta, senza perdere neanche tanto tempo a pensarci su.

Eppure.

Eppure in questo caso la mia risposta è meno secca. Meno certa. Discutevo via email con Manuel (si apre in una nuova scheda) qualche settimana fa su come io utilizzi spesso le categorie (o i tag) che un autore a me sconosciuto propone nel suo sito personale (blog, se vogliamo) per approfondire articoli o aspetti che trovo ben discussi e argomentati nell’articolo che me lo ha fatto scoprire.
Solo se l’autore si rivela una persona di “spirito’ incomincio a curiosare in altre categorie, magari più personali, e alla fine decido se aggiungerlo o meno alla lista di feed RSS che seguo.

Ma forse questo mio modo di procedere è frutto di una mia forma mentis non più … contemporanea? al passo con i tempi? Sono così tanto figlio dello scorso millenio?

Un blog come quello di Manuel è polarizzante. Se li vai a visitare o lo ami o lo odi. Tutto è frutto di una precisa “scelta stilistica“. Solo testo, nessun titolo urlato, una navigazione dello storico dei contenuti quasi nascosta. Una parte di me adora questa cifra stilistica. Un’altra parte la soffre – perdonami Manuel – come se fosse una inutile imposizione verso il lettore a seguire uno schema di pensiero, il proprio, che tende ad escludere altre opzioni. Altri modi di navigare i contenuti.

Certo, un sito è personale e ciascuno ci fa quel che gli piace (e ci mancherebbe). E il mio punto qui diventa: cosa provoca il mio fastidio? quanto la mancanza di una tassonomia di navigazione ostacola il mio personale modo di esplorare il web? Devo, o posso, sono in grado, di cambiare questo mio modo di vedere i contenuti sul web?