Chi ci portiamo

Come si allestisce una scuola che produca persone formate, capaci di intendere un ragionamento, di maneggiare numeri, comprendere un concetto? Come si costruisce una società dove l’intelligenza (letteralmente, la comprensione) del mondo sia un titolo di merito effettivo e un incoraggiamento per gli altri? In che modo promuovere la superiorità del pensiero sopra il riflesso della parte rettile del cervello?

Lucio Bragagnolo

14 regole per mantenere la tua sanità mentale on-line

Diversi anni fa Kai Brach, l’autore dietro il mio adorato Offscreen Magazine e della newsletter Dense Discovery, condivise questo poster motivazionale.

Kai ha elencato quattordici semplici regole che, se applicate correttamente, possono aiutarci a relazionarci correttamente, in una maniera socialmente e psicologicamente sana, alla nostra vita (online e non, direi).

Sul punto sette ho “in canna” una citazione ad-hoc di un articolo letto giusto l’altro ieri che avevo in mente di condividere a breve.

Sul punto dieci mi ritrovo nel lavoro fatto negli anni nel mio piccolo canale Slack “SulPulmino” nato da una serie ricorrente di conversazioni online su Twitter con vari amici, dove ci rincorrevamo tra thread diversi usando quell’hashtag. A distanza di anni il canale è ancora vivo, nonostante molti si siano allontanati (anche dall’uso della piattaforma, che dopo un periodo incredibile di crescita della sua adozione ha visto un crollo verticale … almeno stando alle mie esperienze). Parliamo di Apple, di software, cazzeggiamo, arte e fumetti, musica. Se ti interessa partecipare scrivimi l’email a cui mandare l’invito per partecipare.

Infine, il punto quattro. Prima di intraprendere qualunque azione on-line prendiamoci un momento. Respiriamo. E riflettiamo se abbiamo tempo, voglia ed energia necessarie a portare avanti una discussione (piacevole o meno) sull’argomento.

sull’essere parte della cultura della società

If you have a keyboard, you have the chance to speak to some people – the people who want to hear from you. It is possible, when the stars align, for that group to be a billion, or it might only be ten, but there is a number of people that you can engage with and if you change the culture then you change everything.
My argument for more than twenty years has been that we are each responsible for the culture where we are living, because we each have the ability to do something about it.

Seth Godin

Sulla fiducia

… as technology kept on evolving, trust continued to be redistributed again and again through networks, systems and platforms, leading to our era of distributed trust, where we have new and different forms of trusting people – complete strangers – to a scale never seen before.

We’re already asking how our old institutions can involve more people, and how distributed forms… might provide the kind of safety nets that used to be the role the had.

Rachel Botsman, intervistata su Offscreen Magazine nº23

sull’educazione

Real learning comes through doing things, failing, connecting, exploring, discovering.

That is at the heart of what it means to be a human, and that’s how we learn to ride a bike, it’s how we learn to walk, it’s how we learn to talk, it’s how we learn to cook.

I do think humanity and culture will outlast whatever current constructs we have around the educational-industrial complex. And we need to teach people how to be able to have a thoughtful, spirited conversation in which it’s possible to change your mind. I don’t think we’re teaching people how to do that in a traditional school setting, and we’re paying the price for it.

Seth Godin, Offscreen Magazine nº23

Tutto quello che ho da dire sull’AI

The more I’ve learned about information science, effective information behaviors, the organization of information, information literacy, and the research process, I realize that the common thing uniting all of these things is summarization.

In short, the key skill for making sense of the world of information is developing the ability to concisely and precisely summarize some body of information in your own words.

Trying to replace this learning process with automated tools is the antithesis of intelligence—the value in summarization is not the produced summary as an artifact, but is rather in the act itself of creating the summary.

Scott P. Johnson

Perdona il vocale

Ci sono messaggi per cui la voce è essenziale, farne capire i toni, le sfumature, per cui servirebbero molte più parole scritte. Molte più perifrasi per esplicitare meglio il senso di quanto scritto. Ci sono occasioni in cui non si vuole disturbare con una telefonata, orari in cui non ci si può permettere di farlo, ma si rende necessario comunicare in maniera più personale, più calda.

Non dico di preferirli. Anzi, se posso cerco di evitarli in toto. Ma ecco, se inizialmente non te lo saresti mai aspettato da me, ora se lo ricevi vuol dire che devo dirti qualcosa di importante e che necessita una spiegazione puntuale, ma che al tempo stesso non voglio romperti i coglioni e te lo puoi ascoltare quando vuoi.

Andrea Contino

A proposito di “divide”

Negli scorsi giorni alcuni amici hanno segnalato il sito www.chronotrains.com che permette di visualizzare graficamente le citta raggiungibili entro cinque ore di viaggio partendo da una qualsiasi stazione calcolando un cambio di treno entro 20 minuti.

Questa la mappa che si ottiene partendo da Bari.

Riusciamo a malapena a raggiungere Roma, e ti prego di notare come intere zone della Campania e della Basilicata siano del tutto irraggiungibili in questo time frame. Non dovremmo impegnare di più a migliorare i trasporti?

La cosa assurda, poi, è che l’adeguamento “all’alta velocità” sulla direttrice Bologna Lecce avrà bisogno di altri TREDICI ANNI per poter essere portata a termine (fonte) con un guadagno di solo 60 minuti di viaggio tra Bologna e Bari e 80 minuti tra Bologna e Lecce. Ma davvero, 13 anni? Avremo i microjet personali per allora… altro che treno 🙁

Raccontarsi in modo nuovo

Social media is a vehicle for emotional contagion, and it seems socially irresponsible to use it as a space for therapy. But I don’t believe it should be a fake shiny space of airbrushed inspo.

As I search for a middle ground, it suddenly struck me: what if I tried, in all areas of my life – offline, online, at work, at home, with strangers, with my mum – to be who I am when I’m with my kids? A person who strives to be emotionally honest, yet control her sloppiest impulses? A person who explores what’s happening in the world, yet always tries to suggest that we have the power to change it? A person who, above all, defaults to kind?

Molly Flat, Offscreen Magazine #23