Ha i tuoi occhi

Ha i tuoi occhi” è una simpatica commedia francese del 2016 che ho avuto modo di vedere su Netflix nelle scorse settimane.

Tema centrale del film è la parossistica situazione dell’adozione di un bambino bianco da parte di due genitori neri.

Il film riesce per il 99% del tempo a giocare tra la lievità dei toni scanzonati della commedia e piccoli ma significativi momenti di approfondimento su diverse tematiche di non poco conto. In primis le gioie e le preoccupazioni di diventare genitori non per caso, ma volendo fortemente perseguire l’ideale di una famiglia che trascende nel tempo come significante del proprio amarsi. Poi le difficoltà di rompere gli schemi mentali, proprie di qualunque cultura.

Ho amato i colori del film, il fatto che i neri siano uno diverso dall’altro, un arcobaleno di diversità che può solo arricchire il mondo.

Ho anche amato una scena nel film in cui una figlia redarguisce il padre, ricordandogli il perché delle proprie scelte di gioventù e di come quindi sia giusto dare ad altri le stesse libertà di perseguire la propria felicità.

Il film muore un po’ nelle scene finali, affrettate, dove l’inevitabile lieto fine corre incontro allo spettatore e ‘spezza’ la trama fino a quel momento sospesa in questo esercizio di giocoleria che ho provato a raccontarti, tra gag comiche e lancio di tematiche di spessore. Ma alla fine perdono il regista ed il montaggio, perché sono riusciti ad intrattenermi facendomi anche riflettere.

Se hai modo di vederlo, fammi poi sapere che ne pensi…

Gotta get up

Una bellissima serie TV — Russian Doll — su Netflix, segnalatami da “il Tofa” fa di questo brano di Harry Nilsson la colonna portante della sua colonna sonora.

Mi piaceva segnalarti il mio apprezzamento sia per l’uno che per l’altra!

“Mi prometti che se non mi butto sarò felice?”

“No, non posso. Non posso promettertelo. Però posso prometterti che non sarai più solo.”

Cose che avevo sotto al naso e non vedevo: Amazon distruggerà il mondo?

WaSono diventato un pappamolle. Difetto che si aggiunge alla mia smemoratezza o, meglio, al mio guardare con scarsa attenzione molte cose.
Nella giornata di ieri ho avuto modo di rivedere uno dei miei film preferiti di sempre: Wall•E della Pixar.
Per me un piccolo capolavoro, non fosse altro perché prima di arrivare ad un dialogo – parlato – è necessario che passi gran parte del film e tutta la comunicazione è affidata a colori e animazione.

Ma il punto di queste mie righe di oggi è che mentre piangevo per un mondo sommerso dai rifiuti, come anche dallo spazio che circonda la Terra, mi ha colpito come una stilettata l’associazione mentale che l’onnipresente e totalitaria Buy n Large inventata dalla Pixar altri non è che Amazon …

Wall•e è uscito nelle sale nel 2008. È quindi ragionevole pensare che la sua produzione sia nata almeno 3 o 4 anni prima e dunque quando la permasività di Amazon era minore, tant’è che molti pensavano che Buy n Large potesse essere frutto della fusione con Wall-Mart (altro gigante del commercio statunitense).

A distanza di 10 anni, e guardando la lista delle acquisizioni fatte dal colosso dell’e-commerce di Seattle, direi che non è irragionevole pensare che lei stessa possa un giorno diventare questa “entità” omni-comprensiva. Tant’è che nel film quello che si presenta come il presidente degli USA ha di fatto dietro di se un logo ‘istituzionalizzato’ della compagnia e non la Casa Bianca (e questo esclude dal discorso Alibaba e analoghi orientali).

Mentre stamattina cercavo un’immagine che potesse sintetizzare queste righe, mi sono anche imbattuto in un post su LinkedIn di tale Danny Silverman che nello scorso marzo prendeva in mano l’argomento con piglio più scientifico del mio…

on the ‘flix

netflix_desktop

Periodo un po’ fiacco per me, le letture latitano e quindi non mi resta che spendere due righe per alcune serie TV viste su Netflix in queste sere…

  • Stranger Things: bella, senz’altro da guardare – quasi obbligatorio direi – pur concordando al 100% con l’analisi fatta da Martino Pietropoli;
  • Black Mirror [scheda wikipedia]: sempre sentita nominare ma mai vista, ho approcciato la prima puntata della prima serie del tutto inconsapevole di cosa mi aspettasse dietro sollecitazione di Andrea Beggi. Bellissima. E terrificante. Non vedo l’ora di guardare le altre!
  • The Get Down: è la serie che sto adorando. Mi piace un po’ tutto, anche se il pilot è troppo lungo e le puntate si trascinano un po’ … però quando cantano e ballano gli perdono tutto. Racconta il passaggio dalla Disco Music all’Hip Hop, e la vita …

Stranger Things

È la serie TV del momento, ma la cosa che mi sta piacendo maggiormente a metà della prima stagione, è la sigla. Che riassume un po’ tutto quello a cui è ispirata e riesce a richiamare, nella mente dello spettatore adulto che li può cogliere, tutti i riferimenti narrativi cui la serie si ispira.

La tipografia in Blade Runner

Typeset in the Future: BLADE RUNNER

Il blog TYPESET IN THE FUTURE, dedicato all’analisi dell’uso dei font nel cinema di fantascienza, dopo un lungo periodo di silenzio ha pubblicato un’ennesima perla, analizzando con minuzia di dettaglio ogni carattere tipografico rappresentato nel mitico film di Ridley Scott … Meraviglia, è l’unico commento che riesco ad esprimere di fronte a questo lavoro.