letture suggerite del 12 febbraio 2020

  • The Basecamp Guide to Internal Communication – Basecamp è una delle realtà imprenditoriali “sul web” che più ammiro. Hanno un modello di business unico, e in questo articolo condividono il loro metodo di lavoro in merito alla comunicazione interna. Una lettura super-interessante;
  • The Evil List – In questa lista sono riportate 30 aziende tech che con i loro comportamenti danneggiano noi cittadini (ed il ‘mercato’). Alcune per me sono state una sorpresa (nel senso che mi aspettavo altri tipi di scorrettezza, non quelle elencate);
  • Ligatures in programming fonts: hell no – un parere, che mi sembra condivisibile, sul non adottare font monospaziati che utilizzano le legature. Come sempre ci sono poi dei pareri diversi, ma in questo caso mi sembra sia tutto espresso con una certa ragionevolezza e con poco ‘capriccio’;
  • Passwords that make you feel good – trovare una password complessa è un lavoraccio, perché non usare tecniche che gli abbinano anche dei messaggi positivi?
  • Why I won’t buy an iPad: ten years later – Cory Doctorow torna su un suo vecchio articolo in merito all’iPad
  • Il guasto per la provocazione — lettura bonus. Il buon Lucio, da par suo, commenta il precedente articolo. È sempre bello poter leggere due opinioni contrastanti, senza insulti tra le parti;

NON LASCIARE I PIATTI SPORCHI AL LAVORO.

Signal v. Noise è tra le letture più interessanti che mi capita di fare in questi mesi. Blog aziendale di Basecamp racconta, grazie alle voci dei suoi fondatori e sviluppatori principali, aspetti del business e del mondo del lavoro, secondo la loro personalissima visione.

Visione che mi trovo ogni volta a condividere e ammirare, in un mondo dove ormai (mi) è chiaro che il modello economico imperante è fallimentare, se non per le aziende che lo praticano, per l’umanità in se. Nell’articolo Show me a business problem and I’ll do my best to avoid it Jason Fried racconta alcuni aneddoti di come vengono condotte le attività nella sua azienda, elencando una serie di ‘opportunità’ che poi – quasi immancabilmente — si trasformano in nuovo lavoro da fare e potenzialmente sono un impoverimento degli assett, delle risorse, che l’azienda ha già.

Due i passaggi che mi hanno molto colpito, che mi piace condividere con te, e di cui mi piacerebbe leggere la tua opinione a riguardo. Uno:

As long as what you’re about to do won’t destroy the company, just do it. Bottlenecks can take the form of people, process, paperwork, and permission. We’d much rather things run smoothly, than stop and verify at each step.

Quanto mi piacerebbe che nel pubblico impiego si potesse procedere in questo modo, specie nel panorama italiano. Ed invece siamo annegati da “persone, processi, scartoffie, richieste di permesso”; giusto oggi leggevo come un’azienda (una start-up della cosidetta Industry 4.0) abbia creato una sede principale a Londra, declassando quella barese a sussidiaria minoritaria italiana per poter competere nel mercato degli investitori e delle agevolazioni fiscali.

E due:

This may be a weird metaphor, but I’m going for it anyway… It’s like cleaning the dishes as you go. If you eat and clean up immediately afterward, you never have to clean up later. You’ve avoided a hassle and extra work down the road. If you eat, and leave dirty dishes in a pile to be cleaned later, you’re actually creating a lot more work for yourself — or for someone else. Food dries, it’s caked on, it’s harder to scrub off. You’ve increased the difficulty level of the work that has to be done. Further, a pile is intimidating — piles often become bigger piles because no one wants to deal with them. What’s another dirty plate? I’ll just toss it on here. But if you clean as you go, it’s much faster, it’s part of eating (rather than separately cleaning), and you never have to return to the work later— it’s already done. The future is free and clear.

… che mi pare molto adatta alle fasi di documentazione e rendicontazione delle attività. Se fatte assieme allo sviluppo e all’opera si risparmiano energie nelle ricerche a posteriori dei perché e dei per-come delle scelte fatte. Ma l’adozione di questo approccio spesso penso sia una fisima tutta mia di come portare avanti le cose. E qui mi piacerebbe un confronto aperto sulla questione.