WHEN FOOD MEETS AI: THE SMART RECIPE PROJECT

L’amico Paolo Genta mi segnala questa iniziativa tra l’editore Condè Nast Italia e la software house Res che ha portato alla realizzazione di una serie di articoli sulle tematiche: Machine learning, tecnologie AWS come Neptune (DB a grafo) e tutta la ricerca che c’è stata per associare ricette, taggarle automaticamente per potere poi estrarre informazioni e suggerire all’utente finale possibili correlazioni.

When Food meets AI: the Smart Recipe Project è una serie composta dai seguenti sei articoli (in lingua inglese):

Buona lettura!

Letture suggerite del 15 gennaio 2020

Facebook fa schifo al…

Facebook è completamente inadeguato ad affrontare le responsabilità sociali che si è costruito sfruttando progressivamente il proprio potere monopolista, ed è un pericolo per la libertà di stampa e di informazione. 

Alessandro Massone

Riporto la chiosa del lungo articolo Cosa succede quando Facebook decide che nessuno deve più leggere il tuo giornale pubblicato sul magazine on-line The Submarine.

La domanda è: perché ci amminchiamo ad usare la piattaforma per ‘cose serie’? È ovvio che sono buoni solo alla diffusione di meme ‘di gattini’, chieder loro di far altro è utopistico…

Medium sta morendo, secondo me

Da qualche giorno ho completamente rimosso le app Facebook e Messenger dal mio cellulare, e come attività sostitutiva ho iniziato a smaltire la lettura dei ‘miei’ feed RSS – assieme alla pulizia delle fonti che li alimentano.

Meno spesso che in passato mi stanno capitando link provenienti da articoli postati su Medium. Se nel corso del 2016 e 2017 il numero di questi articoli era letteralmente esploso, spaziando tra argomenti di UX, design, riflessioni sul mercato e della tecnologia, della società e della politica … oggi il trend è in netto calo, con un ritorno da parte degli autori all’uso di piattaforme di publishing diverse, se non proprio un ritorno all’uso del proprio sito web (blog?) personale.

Oggi mi sono imbattuto in questa schermata … al primo lunedì del mese la piattaforma si accorge della mia lettura di articoli lunghi e significativi in termini di visite e me ne inibisce la lettura, chiedendomi quindi un ‘pizzo’ … un abbonamento mensile per poter leggere articoli sulla piattaforma.

Peccato però che questi articoli non siano fondamentali nella mia vita, e che il criterio di censura sia tale per cui possa benissimo vivere senza leggere oggi quel contenuto specifico e che per me sia gratuito tenere il tab aperto nel browser sino al prossimo mese.

Quale genio del marketing ha pensato che la gente sia disposta ad un abbonamento su queste premesse? Quanto tempo passerà prima che le persone si rendano conto della follia alla base di questo ragionamento e seguirà la scelta di altri “magazine” più blasonati che hanno (o stanno) abbandonando la piattaforma verso qualcosa di cui hanno il controllo completo?
Cosa pensano possa portare la chiusura delle API di importazione di contenuti (syndication direbbero quelli bravi) dai siti web degli Autori?

Personalmente spero che un crollo degli introiti sia significativo e che avvenga un cambio di strategia nella monetizzazione della piattaforma, piuttosto che in una chiusura. Perché è oggettivo che Medium ha i suoi meriti oggettivi nei termini di facilità di inserimento dei contenuti, nella loro formattazione, nel favorire commenti e spin-off degli articoli genitori e la loro diffusione sugli altri social media.

update

Come se non bastasse, ho aperto la mailbox poco dopo aver scritto questo articolo ed ecco apparirmi anche la mail pubblicitaria per spingermi all’acquisto dell’abbonamento…

Google on the rise

“Google’s business depends on an open web that is searchable and contains as much of the world’s information as possible. The biggest threat to Google is a world in which essential information remains inside the walled gardens of platforms like Facebook, Instagram, and Snapchat, where its crawlers cannot go”.

via Chartbeat Blog

Seguendo uno strano percorso tra link, partendo da alcuni articoli di Gina Trapani su Medium dove si parlava di progetti editoriali e dell’utilizzo di WordPress contro CMS diversi o custom mi sono imbattuto in una serie di ottime letture. La parte citata viene da uno di questi.

L’azienda Chartbeat all’interno delle sue attività di ricerca, svolte sul proprio parco clienti, ha recentemente rilevato come la ricerca su Google, sebbene ancora drogata da espedienti / trovate come AMP in ambito mobile, pare essere tornato decisamente alla ribalta come principale fonte di accesso ai contenuti di Editori e Autori … anzi è in decisa crescita, contro valori tendenzialmente statici di Facebook.

E la cosa è ottima … perché per la natura stessa del business di Google è basata sugli standard – e sull’esistenza – di un Web Aperto, al di fuori dei giardini dorati di social network proprietari (appunto Facebook, Instagram, Snapchat).
E di questo io non potrei essere più felice !

Che, lentamente, il ribelle web si stia risvegliando dal torpore degli ultimi anni?

Un errore colossale

L’amico @masolino mi segnala questo articolo (in seguito a discorsi fatti in precedenza) di Leopoldo Fabiani sulle pagine (on-line!) de L’Espresso:

Un errore colossale →

Il giornalista espone una tesi per cui gli editori stanno facendo un grosso errore (da cui il titolo) a gridare ai quattro venti “la stampa è morta” e “mobile first” … tesi non del tutto peregrina ma a cui mi viene istintivo da commentare, in maniera frammentaria e un po’ disorganizzata quanto segue…

  • Non sono un lettore di quotidiani, ma mi chiedo … siamo sicuri che gli editori menzionati curino sufficientemente le versioni digitali delle proprie testate? Le curano nella loro totalità come curerebbero un prodotto fisico?
    Testate come IL Magazine mi sembrano non minori come qualità alla loro controparte cartacea (per fare un esempio). O i livelli di approfondimento de il Post (ricordo il caso del Brexit di inizio anno) non mi paiono possibili su carta.
  • Il tempo che richiede la lettura di un quotidiano, in maniera seria, in tutte le sue sfaccettature è sempre qualcosa di impegnativo. A meno che non si compri il cartaceo e se ne leggano solo 4 pagine sulle 40 (mettiamo). Ed in questo secondo caso la qualità della lettura, e dell’informazione assimilata, credo sia del tutto paragonabile a quella della lettura a mezzo “segnalazione tramite post su Facebook”.
  • Il fatto che poi il campione USA utilizzi Yahoo come fonte di approfondimento la dice lunga sulla media culturale delle persone che usa lo strumento. Voglio dire, tra le battute più vecchie sul web c’è quella sul fatto che se finisci su Yahoo Answers stai sicuramente sbagliando e perdendo tempo.

Il cartaceo, a mio avviso, ha senso di esistere per riviste mensili, settimanali, bimestrali o periodiche di nicchia ed estremamente dettagliate nei contenuti.
Oppure per quotidiani estremamente agili e focalizzati in pochissime tematiche: analisi geo-politiche, economiche, cultura – e non costume o gossip.
Le cronache locali a carico di testate locali le vedrei poi egualmente focalizzate ed integrate poi tra loro in un sistema di accordi commerciali tra testate locali e nazionali…

dell’intraprendere un nuovo business

How to Start a Magazine →

Steve Daniels, per quattro anni Direttore Esecutivo di Makeshift magazine , ed oggi tra i consiglieri dell’azienda, ha condiviso su Medium [*] una serie di riflessioni e punti di vista su quanto imparato nello sviluppo del business della creazione e del sostentamento di un progetto editoriale cartaceo.

Steve parla delle varie difficoltà relative alla progettazione di un oggetto fisico, alla sua distribuzione e commercializzazione. Ma non sorvola su quali possano essere delle strategie utili a mantenere viva la comunicazione, l’interesse e l’interazione con i propri lettori (clienti). Personalmente ho trovato che l’approccio adottato, e un po’ tutti i consigli che ha fornito, possono essere utili a chiunque intraprenda un’attività dove l’offerta di un servizio al cliente è il core … Sia che si lavori ad un marchio, sia che si lavori per il proprio personale.

Hai letto l’articolo? Concordi con me?

[*] aggiornamento feb. 2022 = l’autore ha cancellato il suo spazio su Medium, fortunatamente ha concesso la ri-pubblicazione del suo post su un’altro sito, per cui ho aggiornato la URL.