letture suggerite del 5 febbraio 2020

Un commento sul fascimo in Italia oggi. Maggio 2019

Io, come credo la maggior parte di voi, non avrei mai saputo dell’esistenza della casa editrice neofascista “*********”, se solo Salvini non avesse concesso loro una lunga intervista, che poi hanno pubblicato in un libro.
E non si sarebbe mai e poi mai seguitato a parlare di loro, se solo la loro presenza non avesse provocato un certo numero di defezioni illustri al Salone del libro di Torino.
E quelle defezioni sono arrivate a seguito del clamore mediatico provocato dal libro di Salvini, poi amplificato dalle dichiarazioni dell’editore, che si è tranquillamente definito “fascista” (anche se non ho capito cosa ci si aspettava di diverso, in realtà) e dai suoi trascorsi di violenza (idem).

Io comprendo le ragioni di tutti: di chi va e di chi ha deciso di non andare, in segno di protesta. Davvero, le trovo tutte ugualmente legittime e condivisibili. Ma vorrei spostare per un attimo il punto della discussione, se è possibile.

I gruppi neofascisti esistono… Vanno a cena col Ministro dell’Interno, occupano interi palazzi e minacciano “un bagno di sangue” se gli si parla di sgombero (ottenendo, come risposta, l’intoccabilità della loro sede principale), aprono nuove sedi in tutta Italia.

Non si materializzano di colpo al Salone del Libro. Sono stati sdoganati da una narrazione prevalente che mette sullo stesso piano fascisti e antifascisti, che chiama “divisiva” la Festa della Liberazione, che ha “normalizzato” la xenofobia, l’intolleranza, la violenza, in una parola: il fascismo.

Ma la nostra Costituzione prevederebbe che questo non possa essere possibile, in teoria.
Per la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione “si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalita’ antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o USANDO LA VIOLENZA quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle liberta’ garantite dalla Costituzione o DENIGRANDO la democrazia, le sue istituzioni e I VALORI DELLA RESISTENZA, o SVOLGENDO PROPAGANDA RAZZISTA, ovvero rivolge la sua attivita’ alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista”.

In pratica, per la nostra Costituzione, tutto questo sarebbe fuorilegge. Eppure esistono, aprono sedi, usano la violenza, denigrano i valori della resistenza, fanno propaganda razzista.

Allora chiediamoci: il problema vero è che siano al Salone del Libro o che stiamo permettendo tutto questo, lasciando spazio ai nuovi fascismi in nome di un malinteso liberalismo, fregandocene della nostra stessa Costituzione?

Fa più paura lo stand di una casa editrice fascista al Salone del Libro o il fascismo vero, quello che appoggia convintamente parte di questo governo?

E infine: siamo proprio sicuri che, se un leader politico è così amato dai neofascisti di tutta Italia, non sia perché, in fondo, il fascismo (o, meglio, una manifestazione di esso) è GIÀ al governo?

Forse sarebbe ora di riflettere seriamente su questo.
Tutti.

un mio amico

Quanto sopra è quello che un carissimo amico ha scritto in una chat privata, dove ci si confrontava sullo ‘scandalo del 2019’ al Salone del Libro di Torino.

Un intervento che sento mio al 100%, tanto da non aver potuto far altro che applaudirlo e, oggi, ricondividere pubblicamente su questo mio spazio on-line. Esponendomi politicamente. Ma credo ne valga la pena per chiarire il punto: no al fascismo e ai suoi gretti istinti (gli Ideali sono altri).


Una nota di “colore”. Ho oscurato il nome dell’editore, che spero la Storia dimentichi presto. Il nome dell’esponente politico, invece, lo lascio … perché in quanto carica dello Stato oggi ha responsabilità verso me, la mia famiglia e tutto il Paese in cui vivo e per cui, nonostante tutto, nutro un certo orgoglio.

Non sei mica fascista?

‘Non sei mica fascista?’ mi disse.
‘Lo siamo tutti, cara Cate’ dissi piano ‘se non lo fossimo, dovremmo rivoltarci, tirare le bombe, rischiare la pelle. Chi lascia fare e s’accontenta, è già un fascista’.

Cesare Pavese, “La casa in collina”