sottoscrivo ogni parola

C’è un esercizio di dissociazione che ci viene richiesto per vivere a nel mondo di questi tempi che trovo che sia particolarmente indicativo. Da una parte il mondo fornisce oggettive ragioni di preoccupazione che ci accompagnano in tutto quello che facciamo, dall’altra però è importante non farsi distrarre, continuare a parlare delle nostro quattro vaccate con convinzione. Sì, il mondo sta indubbiamente andando a fuoco, però: hai visto che cosa carina ho disegnato? Ovviamente mezza Italia è sott’acqua, spiace, ma possiamo soffermarci cinque minuti sul fatto che ho disegnato un altro calendario?

Oh, avete notato fra l’altro come la stessa generazione che ha costruito un’intera mitologia sull’alluvione di Firenze del 1966 e il loro essere angeli del fango che abbandonarono i volumi universitari con gesto plastico per andare a salvare gli inestimabili tesori artistici di Firenze è la stessa che non ha fatto assolutamente nulla per impedire che questi eventi succedano con frequenza trimestrale? Incredibile come certi vent’anni siano stati specialissimi e degni di commemorazione storica, e altri invece sono solo un qualunque venerdì del 2023.

Tostoini

Moriremo bolliti a fuoco lento?

la temperatura letale è più bassa di quanto pensassimo 

è molto difficile determinare con precisione la temperatura che il corpo umano non riesce a tollerare, perché ci sono molti fattori di cui tenere conto. finora si pensava fossero 35° misurati con il termometro a bulbo bagnato (per tenere conto, appunto, dell’umidità). A Penn State hanno provato a farlo con uno studio empirico su 24 partecipanti, e dedotto che in realtà un corpo umano in salute tollera (in modo continuativo, senza conseguenze) temperature inferiori a quelle che ritenevamo tollerabili finora. siamo, dunque, tutti sotto stress termico da mesi. il paper.

Polpette #159

Dalla newsletter Polpette di Luca ‘Vanz’, una serie di link ed articoli sul perché questo giugno è stato quasi “letale” per la popolazione italiana, nonostante il termometro sia stato ben più caldo in altri anni. Speriamo bene per i prossimi mesi (ed anni), anche se la speranza al momento è molto flebile…

del perché non farò una mia newsletter

Tempo fa avevo chiesto il parere di amici e lettori in merito alla creazione di una mia newsletter. Tra i votanti c’è stata una decisa vittoria a favore per la creazione di questo nuovo spazio.

Nelle scorse settimane però ho riflettuto se lanciarmi o meno e alla fine ho deciso per il no. Poi, per la più classica delle occasioni di serendipity sul web, dalla newsletter di Domitilla ho appreso dell’esistenza di questo post: Gli spazi privati sono un pericolo per l’open web.

Questa tendenza a chiudere il proprio pensiero esclusivamente in spazi privati mi ha indotto a riflettere sull’impatto complessivo che ciò può avere sull’ecosistema informativo del web. Non è che in questo modo, inconsapevolmente, si sta contribuendo a minare le fondamenta dell’open web, basato proprio sull’economia del dono ossia sulla condivisione pubblica del pensiero di milioni di persone?

Vincenzo Cosenza

Di buono però penso che rimarrà l’impegno a commentare (seppur brevemente) i vari link che andrò a proporre nella categoria linklog nelle prossime uscite, andando ad accontentare Cristiano che spesso mi dice gli piacerebbe sapere il perché di una segnalazione, per poter decidere se vale la pena seguirla oltre al fatto che chi propone l’articolo sia qualcuno che lui segue/rispetta…

L’IMBOSCATA DEL CONTENT MARKETING

Ti abbiamo istruito, fatto divertire, fatto commuovere, fatto piangere, il tuo engagement era altissimo, e poi ci lasci così senza nemmeno un clic sul retargeting? Nemmeno una sveltina sul carrello abbandonato?


Puf. Perché alla fine la gente è meno scema (su certe cose) e fa i conti, e guarda al vantaggio, non esiste la gratitudine nel marketing. Dimentica presto chi ha creato i contenuti emozionali, di fronte allo sconto. Essere i master della fase di awareness non significa quindi automaticamente dominare la parte finale dell’acquisto (anche se bombardiamo di remarketing): la nostra evangelizzazione verrà poi sfruttata da altri. Il funnel è contenitivo di un utente medio come una striscia di vernice stradale.

Esempio: sto cercando ispirazione per arredare la mia casa. Il brand da 1000 € a pezzo mi fornisce l’ispirazione giusta, ma poi io vado all’Ikea e prendo un oggetto da 100 €. L’imboscata del Content Marketing è scattata sul povero brand. Per questo dobbiamo essere estremamente selettivi nel creare contenuti. Per interessare solo coloro su cui avremo un vantaggio nella fase di conversione.

Gianluca Diegoli, via ☞

Cosa raccontiamo di noi sul web?

Ti va di fare un esercizio? 
Prendi un foglio di carta e una penna.


Ora apri Facebook, vai sul tuo profilo e scrivi sul foglio di cosa parlano i tuoi ultimi 3 post (pensi che chi ti cerca ne leggerebbe di più?).
A lezione oltre a questa autoanalisi chiedo agli studenti di cercare il proprio/la propria vicino/a di banco su Google, e scrivere su un foglio tre temi a cui principalmente lo/la associano. In base ai risultati che hanno visto al volo. Questo è il momento della rivolta: a nessuno dei miei studenti piace quello che il vicino ha visto. 
– Ma tu sei andato a vedere quello che avevo scritto accanto a quella foto. 
– Lo hai scritto tu online.


Nessun articolo pubblicato per Science Magazine o il racconto delle ore passate a studiare la struttura delle particelle subatomiche (insegno nel master del Dipartimento di Fisica e Astronomia, per cui sono esempi verosimili), ma come tutti hanno messo online l’ultima birra bevuta con gli amici, commenti sportivi, storie d’amore e così via. Come tutti. Raccontiamo di noi tanto ovunque. E poco delle nostre competenze.


📒E quindi ovviamente l’esercizio si conclude con una lista di buoni propositi: cosa puoi fare per migliorare la percezione degli altri delle tue competenze?

Domitilla Ferrari, newsletter n°35