1️⃣ Prima legge non scritta della rete moderna: non danneggiare il pensiero collettivo. Non significa non dissentire. Significa non diffondere deliberatamente ignoranza, disinformazione o violenza verbale sapendo di farlo. La differenza tra errore e arroganza sta tutta nell’intenzione.
2️⃣ Seconda legge non scritta della rete moderna: la tua opinione non è un fatto. Può essere interessante, provocatoria, persino utile. Ma resta un’interpretazione. Confondere i due piani è il bug principale della comunicazione online.
3️⃣ Terza legge non scritta della rete moderna, la più difficile: proteggi il dialogo, anche quando potresti distruggerlo. Perché la tentazione di umiliare, correggere con sarcasmo, mostrare superiorità è fortissima. È dopamina facile. Ma ogni volta che lo fai, il sistema si impoverisce.
Scrivo niente, leggo poco, ogni tanto trovo perle come queste tre “leggi” proposte dall’amica Claudia nell’ultimo numero della sua newsletter (si apre in una nuova scheda).
Recentemente sui social mi sono imbattuto con una certa frequenza in storie o reels dove con una mal celata nostalgia si evidenziava come le generazioni nate dal ’77 a metà anni ’80 siano state le ultime ‘benedette’ dal poter essere cresciute senza tecnologia e poi aver goduto del loro avvento.
La prima osservazione che posso fare, allora, sarebbe perché le generazioni nate dal 1968 al 1976 siano escluse.
La seconda è che le nuove generazioni sono vittime – se così vogliamo dire – di noi genitori. Presi da mille impegni extra (che i nostri genitori non avevano), molto spesso ci rifugiamo nella comodità del pozzo attentivo di un dispositivo tecnologico senza lasciare altre strade o opzioni ai nostri ragazzi. Io per primo sono colpevole di questo quando mi ritrovo a dover gestire per 3 ore al pomeriggio mio figlio dall’uscita da scuola all’arrivo della baby-sitter e, subito dopo il pasto, per poter lavorare in sincrono con i miei colleghi in ufficio lo lascio giocare con l’iPad o la sua Nintendo.
Mi rendo però conto che tutto questo danneggia la sua attenzione e interesse, per cui cerco poi di stimolarlo quanto più possibile con attività ludiche e non fuori casa, attraverso lo sport o l’interazione con i coetanei. Ed in questi contesti ho visto che i bambini sono sempre bambini. Gli basta lo spazio aperto, un sasso, un gradino, qualcosa che non sia piatto e scontato per destare il loro interesse ed attivare la loro necessità di movimento e voglia di stare assieme, dimenticando ogni tipo di schermo.
Sta a noi genitori mediare tra il buco nero attentivo dei moderni device [*] ed il mondo reale. Creare occasioni in cui far loro sporcare le mani, sentire le cose, assaggiare sapori, correre dei rischi ragionevoli.
[*] Che poi, oggi, non è neanche sono i videogiochi in sè – come si diceva ai miei tempi – a inghiottire i ragazzi, quando la sterminata disponibilità di giochi e – peggio – video su YouTube che sono il prodromo a quello che li aspetta sui social.
Mi perdonerai il ritardo di un giorno rispetto alla normale scadenza domenicale di questa rubrica, ma ho preferito gustarmi offline sino all’ultimo, il mio ultimo giorno di ferie estivo con tutta la famiglia.
Il testo mi ha catturato parecchio ed ho già letto quasi 150 pagine in due ore e spicci di volo. Collezionando nel frattempo un certo numero di “orecchie” a bordo pagina per segnarmi citazioni, frasi e libri che mi prometto di re-investigare o approfondire o condividere con le persone che hanno il piacere di leggermi.
Si fa strada in me il desiderio di leggere più testi, valutare l’acquisto di un Kindle, usare uno strumento che non sia questo sito web (o altri) per collezionare questi spunti e idee. Le soluzioni sul mercato sono tante, più o meno costose.
Avrei valutato una soluzione self-hosted, visto che mi sono ripromesso di creare un “pinboard” personale sulla mia VPS, ma ad ora non trovo nessun tool che mi abbia convinto del tutto.
Torno a leggere (e a dedicarmi agli esercizi proposti alla fine di ognuna delle quindici lezioni).